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Romania 
  N° 0 - marzo 2005

Dalla Romania...

Pensieri brevi sulle e-mail di Clown Aureola*

La prima impressione suscitata dalle e-mail di Aureola in "ricognizione" in Romania è di intimità. Di una condivisione intima di quello che si è visto e della visione del progetto che ci sarà.
Ma andiamo con ordine.
Una "missione" VIP è un progetto di cooperazione complesso che, basandosi sul linguaggio universale del clown, affronta di volta in volta vari problemi, varie situazioni di disagio, non cercando una soluzione affrettata, facile e quindi momentanea, bensì ponendosi come fine principale la formazione delle persone del luogo in cui si interviene.
Il progetto quindi non nasce, non potrebbe nascere, dalla semplice improvvisa attenzione verso una realtà "disagiata". Discende dallo studio della località in cui intervenire e prende in considerazione molti fattori tra cui il più importante diventa, a mio avviso, quello relativo al supporto locale che VIP potrebbe coinvolgere.
Dato il fine ultimo cui si accennava prima, in mancanza di un partner locale cui rivolgersi, l'intervento dei volontari della gioia sarebbe coinvolgente e importante ma soltanto nel "qui e nel'ora" del suo esplicarsi. Le condizioni difficili della realtà in cui si agisce ne annebbierebbero l'efficacia già nelle settimane successive alla partenza dei volontari. Mesi dopo sarebbe solo un ricordo, per alcuni un rimpianto.
Si parte quindi con un obiettivo da raggiungere e delle persone da incontrare, da coinvolgere, persone cui trasmettere qualcosa. Si parte in esplorazione per verificare l'esistenza di queste condizioni.

Per la futura missione in Romania partono Aurora e Icselle. Saranno ospiti delle Suore Maestre di S. Dorotea.


Le suore di Slobotia con Icselle

 


Centro Don Bosco di Costanza
un ragazzo rumeno giocola con i cerchi

 


Icselle durante uno spettacolo all'oratorio di Slobotia

Il contatto epistolare elettronico, con preghiera di diffusione per non l'approfittare del loro [delle Suore, N.d.R.] collegamento che è molto caro, mantiene stretta la relazione tra loro "sul camp" e noi che restiamo qui, raccontandoci a mò di diario l'esperienza della nascita del progetto.

"Carissimi, eccomi a rapporto! Icselle e io siamo arrivati in perfetto orario a Bucarest, ore locali 14,30. Temperatura primaverile, sole..."

Pian piano poi dalle e-mail inizia a trasparire la distanza, la percezione dell'enormità del problema quale su carta risulterebbe non rappresentabile. Come spiegare infatti nel freddo linguaggio progettuale il problema dell'alcolismo, se non immaginandolo dietro un fugace accenno alle tradizioni conviviali del luogo.

"Abbiamo pranzato con i preti salesiani e mi sono resa conto del perché qui c'è il problema alcolismo: è tradizione iniziare il pasto con la Palinca (grappa)!!!"

Come percepire le reali dimensioni del problema "minori" se non nel silenzio delle suore sul futuro dei bambini che attualmente sono ospiti del Centro da loro gestito.

"Mentre torniamo alla casa delle suore ci sembra inevitabile chiedere al parroco e a Suor Emilia: "Che ne sarà di queste ragazze e ragazzi quando compiranno 18 anni?"
Non sanno risponderci, dicono che i maschi andranno in strada e le bambine non si sa
."

Ecco il senso di intimità. Aureola non sottolinea, naturalmente non esprime giudizi.

Descrive. E a me che leggo lascia vedere, percepire l'aria irrespirabile dei corpi ammassati in ospedale.

"Il bambino giaceva in una camera con 4 letti tutti uniti, accanto a lui c'erano altri 3 uomini, di cui quello accanto a lui era un detenuto. In camera c'erano 2 poliziotti, più Icselle, io, la suora, la mamma del bambino e altri parenti degli altri due uomini. Il puzzo di sudore e altro non ve lo descrivo per non farvi stare male".

Noi, che stiamo attenti a non affollare le camere dove facciamo servizio e che ci lamentiamo a volte di una caposala un po' burbera, restiamo a chiederci dove è il senso di un nostro intervento in una situazione simile.

L'intimità del racconto si trasforma allora in progettualità, in richieste precise:

"I ragazzi clown di Costanza avrebbero bisogno di palloncini, si riuscirà a chiedere a Baloon Express di spedirglieli mandando la fattura a Vip Formazione?"

"Nel programma Romania prevedi anche 3 giorni a Costanza, al centro salesiano per tenere un corso clown. Occorre aggiungere al gruppo Romania un bravissimo giocoliere-mimo".

Il tono è più secco, quasi "operativo":

"A pranzo siamo andati alla Caritas, ho fotografato le camere dove dormirete, sono camere a 4 letti. La cucina è indipendente, mangerete da soli e vi cucinerete e farete la spesa per conto vostro."

C'è spazio anche per commenti sull'evoluzione dell'intesa clown tra Aureola e Icselle. Commenti da cui traspare la continua attenzione a non perdere di vista la natura del nostro intervento:

"XL e io stiamo trovando un perfetto accordo, ancora una volta la coppia "lui alto e lei piccola" sta funzionando: quando nel chapa/chapa io lo butto a terra, qui ridono a crepapelle".

Un'intesa che si misura sulle risa sincere dei bambini e dei grandi che assistono, non dando mai per scontato che, in quella situazione, forse si riderebbe anche se la gag non funzionasse, soltanto per il fatto che si sta assistendo a una manifestazione di gioia, qual è sempre l'attività del clown.
A noi in Italia non resta che aspettare il ritorno e la stesura concreta delle operazioni di intervento e preparare, anche sulla base di questo "diario", la formazione speciale per i volontari che partiranno per la Romania.
E continuare a coccolarci con l'immagine delle Suore che li accoglieranno cantando.

Prisco Vicidomini (Claun Flu)

* le parti in corsivo tra virgolette sono tratte dalle e-mail di Aureola

 


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